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Aperitivi neuroscientifici: Tremore, non solo Parkinson.


Si è svolto martedì 11 marzo presso la sede dell'associazione in Via Lucat 2 ad Aosta l'ultimo degli incontri previsti nell’ambito della serie “Aperitivi neuroscientifici” organizzati da ALICe Ictus VDA, dedicato al tremore che, in alcuni casi, può essere dovuto, come nel parkisnonismo vascolare, a piccoli infarti cerebrali ripetuti nel corso degli anni. Di seguito la sintesi dell’argomento trattato a cura del dr. Giuseppe D'Alessandro. Il tremore, definito come un’oscillazione o movimento involontario ritmico di una parte del corpo, è un disturbo molto frequente. Per semplificare si possono distinguere due disturbi che si manifestano con questo sintomo: il tremore essenziale o familiare e il tremore della malattia di Parkinson. Nel primo caso si tratta di una malattia in cui il tremore è l’elemento caratterizzante, nel secondo caso è insieme alla rigidità e al rallentamento motorio uno dei sintomi più frequenti che contraddistinguono la malattia. Il tremore essenziale ha una prevalenza molto alta con una frequenza in alcuni studi che sfiora il 4% della popolazione generale. Interessa prevalentemente la popolazione anziana ma non solo, in alcuni casi può esordire anche prima dei 50 anni e questo spesso avviene nei casi in cui è presente una familiariatà. Spesso si localizza agli arti superiori e si manifesta in occasione dell’esecuzione di movimenti volontari che richiedono una certa destrezza. Può localizzarsi inoltre al capo, alla mandibola e agli arti inferiori. Anche la voce può essere interessata con espressione e pronuncia scandita, cioè con accentuazione sillabica, tipica di alcune regioni italiane, e pronunciate all’aspetto tremante. Nella malattia di Parkinson, un disturbo molto frequente, la prevalenza riportata è di circa 250 casi per 100.000 abitanti, il tremore di solito interessa un solo arto, quello superiore e si manifesta quando questo è tenuto in una posizione di riposo e si riduce col movimento. L’aspetto è caratteristico tant’è che viene descritto come “contar pillole”. Si associa ad altri disturbi quali la rigidità, rallentamento motorio, cammino piccoli passi e strisciante, atteggiamento curvato del corpo e perdita di espressività facciale. La causa di questa malattia, come per altre condizioni neurologiche degenerative tra cui l’Alzheimer, è sconosciuta, tuttavia, in alcuni casi, che possono giungere anche al 30% delle forme secondarie, è importante escludere un’origine vasculopatica. Questo aspetto è molto importante in quanto può influire sul decorso della malattia. E’ lo stesso concetto enunciato in occasione del primo incontro dedicato ai disturbi di memoria e giustifica la motivazione per cui se ne parla in un contesto preventivo. Piccoli infarti cerebrali, ripetuti nel tempo e causati dai classici fattori di rischio vascolare (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, fumo di sigaretta) non controllati, nel corso degli anni, per un effetto cumulativo, possono dare origine a quadri clinici simili alle malattie di Parkinson o di Alzhemer, una volta indicate col termine popolare di “arteriosclerosi cerebrale” col significato di invecchiamento delle arterie che portano il sangue al cervello. Pertanto la terapia, spesso sintomatica nel tremore essenziale e nella malattia di Parkinson, nei casi secondari a danno vascolare consiste nel riconoscimento e il controllo dei fattori di rischio vascolare che in definitiva sono quelli che causano l’ictus cerebrale.