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Aperitivi scientifici - Dieta mediterranea e prevenzione dell'Ictus

Nel corso del primo incontro degli aperitivi scientifici, giunti ormai alla terza edizione, iniziati ieri presso il CSV di Via Xavier, si è parlato di dieta mediterranea e ictus cerebrale. Il relatore, dr. Giuseppe D'Alessandro, medico della Neurologia dell'Ospedale di Aosta e fondatore di ALICe, introducendo l'argomento ha sottolineato l'importanza della dieta, anzi del regime alimentare, nella prevenzione in generale e non solo delle malattie cerebro e cardiovascolari. La dieta implica un concetto temporale, circoscritto nel tempo, il regime invece un modo di vivere: non vi sono limiti ma si limita all'adozione di un'alimentazione corretta, che non necessariamente comporta sacrifici, tutto è permesso anche i “cibi che fanno male” ma in piccole quantità, e di abitudini di vita salutari, quali l'attività fisica. "Fare una passeggiata di 30 minuti 3-4 volte a settimana, o meglio tutti i giorni, è un piacere più che una costrizione ed è anche un'occasione per estraniarsi dai ritmi incessanti della vita moderna e tenere sotto controllo lo stress". Pertanto nulla di nuovo rispetto a quello che consigliavano circa un millennio fa i medici della scuola medica salernitana: mente lieta, quiete e giusta dieta. In questo concetto è racchiusa anche la spiegazione di come mai un Neurologo si occupi di dieta mediterranea.

Quali sono le competenze di un neurologo riguardo ai cibi? I motivi sarebbero diversi, ha tenuto a precisare il medico. Intanto anche i neurologi si alimentano ed è bene che lo facciano nel modo migliore.In primis, come professionista impegnato alla lotta contro l'Ictus Cerebrale: in questo caso la prevenzione e quindi il regime alimentare rappresentano l'arma più efficace per contrastare la malattia. Ed è quello che fa l'associazione da circa 18 anni, da quando è stata fondata.In secondo luogo, perché la dieta mediterranea è stata “scoperta” nei luoghi dove è nato, cioè nel Cilento. Il medico e fisiologo americano, Ancel Keys, giunto in Italia in occasione della seconda guerra mondiale, soggiornando ad Acciaroli, frazione di Pollica, paesino del Cilento, dove tra l'altro è stato girato il film “Benvenuti al Sud”, notò che i residenti di quei posti avevano un minor tasso di mortalità e di eventi vascolari rispetto ad altre nazioni, dove aveva condotto diversi studi. Fu il primo quindi a metter in relazione questo dato con le le abitudini alimentari dei residenti cilentani. Tutto questo fu poi dimostrato in uno studio, il Seven Countries Study, pubblicato negli anni 80 su diverse e prestigiose riviste scientifiche internazionali e che rappresenta una pietra miliare nel panorama alimentare. Tant'è che oggi la dieta mediterranea è divenuta patrimonio culturale immateriale dell'umanità come dichiarato dall'UNESCO http://www.unesco.it/cni/index.php/archivio-news/174-la-dieta-mediterranea-e-patrimonio-immateriale-dellumanita Qual è però il segreto della dieta mediterranea? Semplicemente è la frugalità e la semplicità degli alimenti abbinati ad attività fisica regolare. Frutta, verdure e pesce azzurro prevalentemente, pane integrale, poca carne, grassi e dolci, basso condimento, compreso l'olio d'oliva. Purtroppo oggi, come sottolineato in occasione di varie conferenze tenutesi in occasione di Expo 2015, solo un italiano su 5 la segue e solo un italiano su 3 si alimenta correttamente.

Agisci in fretta, l'ictus non aspetta

E' partita la campagna di informazione e sensibilizzazione della popolazione generale “Agisci in fretta, l'ictus non aspetta” ovvero Conoscere precocemente i sintomi di presentazione dell'Ictus per curarlo efficacemente.
L'Ictus Cerebrale o Stroke è in Italia la prima causa di invalidità permanente, la seconda di demenza e la terza di mortalità dopo i tumori e le malattie cardiocircolatorie.
In Valle d'Aosta vivono circa 1600 persone che in qualche modo nel corso corso della loro vita hanno avuto un'esperienza con questa malattia. Di queste il 60% presenta un'invalidità permanente di vario grado e necessità di assistenza.
Ogni anno in Valle d'Aosta, secondo studi locali, si verificano circa 350 casi di Ictus all'anno. Di questi l'80% si manifesta per la prima volta e nei restanti 20% si tratta di ricadute oppure di attacchi cerebrali transitori o TIA.
Anche se negli ultimi 10-15 anni il numero di persone ricoverate per ictus è progressivamente diminuito, il tasso di ospedalizzazione resta ancora alto. Da un'indagine condotta di recente e che ha analizzato le schede di dimissione ospedaliera dal 2000 al 2012 è emersa una riduzione media dei ricoveri del 32% (si è passati da 299 ricoveri per primo ictus nel 2000 a 193 nel 2012) e della mortalità del 63%. Tutto ciò grazie ad una più incisiva attività di prevenzione e al miglioramento dell'assistenza ospedaliera.
Purtroppo l'invalidità permanente conseguente ad ictus resta comunque elevata perché nonostante la possibilità di attuare terapie efficaci le persone colpite dalla malattia arrivano in Ospedale troppo tardi per poter essere curate in modo adeguato.
Attualmente soltanto il 10-15% degli ictus ischemici curabili si presenta in tempo utile per poter iniziare i trattamenti. Il motivo di questo ritardo è imputabile solo ed esclusivamente alla difficoltà dei pazienti o dei familiari a riconoscere i sintomi di presentazione dell'ictus. Il livello di conoscenza della malattia e la consapevolezza di essere affetti da ictus restano purtroppo ancora troppo basse come risulta da diverse indagini effettuate di recente e a cui ha partecipato anche ALICe VDA.
Oggi, a maggior ragione, dopo la pubblicazione dei risultati di efficacia della terapia endovascolare in 5 studi internazionali e la conferma dopo circa 20 anni di esperienza della terapia trombolitica, emerge la necessità di aumentare il numero delle persone da trattare, tenuto conto che l'azienda sanitaria locale della regione Valle d'Aosta, nelle sue articolazioni ospedaliera e territoriale, ha le capacità tecniche, professionali e organizzative per mettere in atto tali cure.
Da qui la necessità di organizzare una campagna di informazione sui sintomi di presentazione del tipo di ictus più frequente. In presenza di una persona che in pochi minuti sviluppa F una paralisi della faccia, A una debolezza a muovere gli arti e S una difficoltà a parlare sono molto alte le probabilità di essere in presenza di un ictus e quindi T bisogna chiamare immediatamente il 118 affinché la persona venga trasportata in Ospedale e qui accolta dal team professionale che attuerà il percorso diagnostico-terapeutico per iniziare tempestivamente le cure più appropriate. Time is brain (Tempo è cervello) Sia la trombolisi che la trombectomia danno il massimo di efficacia se praticate nei primi 90 minuti, poi le probabilità di miglioramento si riducono e dopo 4 ore e mezzo per la trombolisi endovenosa e sei ore per la trombectomia sono rischiose o addirittura dannose.

FAST in inglese significa rapido ed è l'acronimo di 

Face (faccia)
Arm (arti) 
Speech (Parlare) 
Time is brain (tempo è cervello).




Un po' di storia e di informazioni

La lotta all'Ictus Cerebrale ha compiuto negli ultimi anni passi da gigante. Sono passati circa 20 anni dalla pubblicazione dei risultati di efficacia del primo studio sulla trombolisi sistemica nella fase precoce dell'ictus cerebrale ischemico.
L'entusiasmo che seguì alla presentazione dei dati a San Francisco in occasione del riunione annuale dell'American Academy of Neurology fu tale che al rientro di lì a poco, insieme con altri “incoscienti” , fondammo ALICe in Valle d'Aosta, prima associazione italiana a occuparsi di Ictus, che poi è divenuta nel corso degli anni successivi una realtà in tutto il resto d' Italia.
Erano gli anni quelli in cui c'era un grosso fermento intorno all'Ictus in quanto erano stati pubblicati i risultati di due grandi studi di prevenzione secondaria dell'Ictus, che hanno poi cambiato l'atteggiamento nichilistico nei confronti della malattia.
L' ECST (European Carotid Surgery Trial) e l'EAFT (European Atrial Fibrillation Trial), due studi di prevenzione a cui il gruppo dell'Ospedale di Aosta con la neurologia Capofila partecipò: il primo sulla efficacia della TEA, l'intervento chirurgico Trombo-Endo-Arterectomia nella stenosi della carotide interna, e il secondo sull'utilizzo dei farmaci anticoagulanti orali nella prevenzione dell'Ictus nelle persone affette da Fibrillazione Atriale.
Seguirono poi gli studi ECASS (European Carotid Acute Stroke Trial) che replicarono i risultati appunto dello studio americano NINDS dando il via prima a livello osservazionale con lo studio ministeriale SITS-MOST e poi come indicazione terapeutica all'uso di alteplase nella pratica clinica.
Lo scorso anno i risultati dell'efficacia della trombectomia dimostrata in 5 studi e presentati in occasione del Congresso Internazionale sullo Stroke svoltosi a Nashville nel Tennessee e pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine ha segnato un'altra tappa fondamentale nella cura dell'Ictus.
Anche in questo caso l'efficacia del trattamento è in relazione al fattore tempo e i i risultati migliori si raggiungono se si agisce non oltre le 3 ore, anche se il limite massimo è di 4.5 ore per la trombolisi sistemica e 6 ore per quella meccanica.
Riveste un ruolo fondamentale pertanto che la persona (e anche i familiari o i care-giver) che ha manifestato la malattia riconosca i sintomi di presentazione e chiami immediatamente il 118.
Sembra molto facile ma nella realtà le cose sono un po' più complesse perché, come dimostrato da una ricerca nazionale pubblicata sul Sole 24 Ore Salute e condotta nel 2011 dalle sedi regionali di ALICe Italia, tra cui anche ALICe Valle d'Aosta, in collaborazione col Centro Nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) del ministero della salute, le Università degli Studi di Firenze e Roma e col CENSIS, il livello di consapevolezza del rischio di ictus e il livello della conoscenza della malattia non sono soddisfacenti e soprattutto nelle persone più a rischio. Allo stesso modo la conoscenza di terapie efficaci, quale è per l'appunto la trombolisi, per la cura dell'Ictus.
E' fondamentale riconoscere, come riportato negli opuscoli, che la paralisi acuta di un arto, la comparsa improvvisa di deviazione della bocca e la difficoltà a parlare sono sintomi di esordio dell'Ictus e quindi in loro presenza chiamare immediatamente il 118. L'Ospedale regionale di Aosta ha le competenze professionali e le dotazioni tecniche per mettere in atto le raccomandazioni delle linee guida sul trattamento farmacologico.
Dopo un lavoro impegnativo di alcuni mesi, che ha visto la collaborazione di diverse figure professionali afferenti ai Dipartimenti di Emergenza Urgenza, Radiologia, Chirurgia Vascolare e Neurologia Stroke Unit,  è stato pubblicato, al fine di rendere anche più lineare e standardizzato l'approccio alla persona colpita da ictus che arriva nel  PS dell'Ospedale,  sul sito aziendale il Percorso Diagnostico e Terapeutico dell'Ictus Cerebrale.
Dr. Giuseppe D'Alessandro - Neurologo

ALICe: spazio ai giovani in prove tecniche di bilancio attività

A margine della penultima giornata di screening riportiamo alcune considerazioni degli organizzatori dell'iniziativa.
Un bilancio estremamente positivo, spiegano D’Alessandro e Zani. ALICe è nata nel 1997 e nel corso degli anni è riuscita ad entrare nel cuore dei valdostani. Ben lungi dal voler fare un bilancio ma soltanto a livello informativo, perché i nostri sostenitori sappiano come vengono utilizzate le risorse associative, in questi 18 anni di attività i soci sono stati circa 3000 e quelli attivi annuali, cioè in regola con le quote associative nei 3 anni precedenti, circa 300. Altrettante persone hanno devoluto all’associazione offerte e il 5 x 1000. Quasi 15000 persone esaminate per un totale di circa 50000 prestazioni erogate in 18 anni di attività. Tutto questo grazie all'attività volontaria e spontanea dei sostenitori di ALICe. Nelle foto due giovani volontarie figlie d'arte, riprese intente nella loro attività durante la manifestazione di Domenica 24 maggio: a sinistra, Francesca Deregibus (Zani), una giovane veterana che ha partecipato "spontaneamente" a diverse campagne di prevenzione e sensibilizzazione; a destra,  Rossella D'Alessandro, ultima new entry. 


Maggio: mese della prevenzione

Proseguono le giornate di screening organizzate da ALICe Onlus VDA nell’ambito dell’iniziativa “Maggio: mese della prevenzione dell’Ictus”.
Per Domenica 14 Giugno è stata organizzata un’altra sessione per soddisfare le numerose richieste da parte dei cittadini di adesione allo screening. Come per le due precedenti giornate anche per questa i volontari dell’associazione eseguiranno la misurazione della pressione, glicemia e colesterolo, lo screening della fibrillazione atriale e il questionario per il calcolo del rischio di ictus cerebrale. Terminano il percorso l’esecuzione dell’ecodoppler per lo screening della placca carotidea e il colloquio con i consigli del medico esperto in prevenzione. 
Le 52 persone prenotate saranno sottoposte a 350 prestazioni offerte tutte in modo assolutamente gratuito da parte dell’associazione o in cambio di un’offerta da parte degli aderenti. I proventi della giornata saranno utilizzati per finanziare le attività e le iniziative dell’associazione, spiega il dr. Giuseppe D’Alessandro, medico neurologo e fondatore dell’associazione. Oltre alle giornate della prevenzione del mese di Maggio sono previsti altri momenti di incontro con la popolazione, quali gli screening in programma presso la farmacia comunale di Corso Battaglione ad Aosta o nei vari comuni della regione, organizzati su iniziativa del direttivo e della presidente di ALICe, sig.ra Lorella Zani, in collaborazione con i volontari del soccorso di Chatillon.
Nell’ambito della fortunata iniziativa “Aperitivi Scientifici” a cui hanno partecipato alcune centinaia di persone, per una media ad incontro di 50-60 partecipanti, sono previsti per il 9 e il 16 Giugno altri due appuntamenti, il primo dedicato alle manovre di primo soccorso e il secondo alle cure domiciliari per pazienti affetti da patologie croniche.




Un bilancio estremamente positivo, spiegano D’Alessandro e Zani. ALICe è nata nel 1997 e nel corso degli anni è riuscita ad entrare nel cuore dei valdostani. Ben lungi dal voler fare un bilancio ma soltanto a livello informativo, perché i nostri sostenitori sappiano come vengono utilizzate le risorse associative, in questi 18 anni di attività i soci sono stati circa 3000 e quelli attivi annuali, cioè in regola con le quote associative nei 3 anni precedenti, circa 300. Altrettante persone hanno devoluto all’associazione offerte e il 5 x 1000. Quasi 15000 persone esaminate per un totale di circa 50000 prestazioni erogate in 18 anni di attività. Tutto questo grazie all'attività volontaria e spontanea dei sostenitori di ALICe. Nelle foto due giovani volontarie figlie d'arte, riprese intente nella loro attività durante la manifestazione di Domenica 24 maggio: qui a sinistra,  Francesca Deregibus (Zani), una giovane veterana che ha partecipato "spontaneamente" a diverse campagne di prevenzione e sensibilizzazione;  a destra, Rossella D'Alessandro, ultima new entry. 



L’approccio multiprofessionale alla persona adulta con patologie neurodegenerative – SLA”

Le malattie neurodegenerative e la SLA: nuovi concetti.

Dr. Giuseppe D’Alessandro – Neurologo – Direttore Distretti Socio-Sanitari 3 e 4 – ASL Valle d’Aosta.

La conseguenza inevitabile dell’invecchiamento demografico sarà l’aumento delle malattie croniche e di  quelle cronico-degenerative. Mentre le prime, a cui  appartengono  le malattie cardio e cerebrovascolari, il diabete e le malattie respiratorie croniche,  con programmi mirati  di prevenzione potranno  in qualche modo essere contrastate in quanto causate da  fattori di rischio modificabili, quali l’ipertensione arteriosa, la dislipidemia, gli stili di vita e le abitudini alimentari scorrette, e l’inquinamento ambientale,   le seconde, a cui appartengono quelle neurodegenerative, essendo legate a fattori prevalentemente genetici,  saranno  destinate ad aumentare sempre di più nei prossimi anni.
Le malattie croniche si caratterizzano per un esordio lento e subdolo e un aggravamento progressivo che comporta nel tempo un carico assistenziale pesante  sia per la società che per il sistema sanitario.
Le malattie neurodegenerative, che comprendono la malattia di Alzheimer, la malattia di Parkinson, la Sclerosi  Laterale Amiotrofica, la Corea di Huntington e, per certi aspetti, anche la Sclerosi Multipla, si caratterizzano, oltre che per la lunga durata, proprio per il fatto che ad oggi sono orfane di terapie eziologiche. Anche se non siamo in  grado di bloccare il decorso, tuttavia, e per fortuna,  i farmaci sintomatici che utilizziamo  nella malattia di Parkinson  hanno significativamente migliorato la qualità della vita  delle persone che ne sono affette e sicuramente lo faranno i farmaci disease modifing utilizzati attualmente nei pazienti con Sclerosi multipla e i cui effetti potremo valutare fra pochi anni..
Rispetto a qualche anno fa, gli studi di genetica hanno compiuto dei progressi enormi. La maggior parte dei ricercatori è convinta che per le malattie neurodegenerative non esista più una differenza tra forme sporadiche e forme familiari, ma che esista solo una differenza di penetranza e di espressione dei geni coinvolti e un’interazione ambientale più favorevole in alcuni casi. In altri termini, il concetto nuovo di lumping e flitting, che molto si addice alla malattia di Parkinson: uno stesso gene mutato può dare distinti fenotipi (lumping), come anche diversi geni mutati possono dare lo stesso fenotipo (flitting).  Sono stati soprattutto gli studi di genetica della SLA che hanno consentito di arrivare a questa ipotesi. Nel 50% dei casi di SLA familiare sono noti i geni coinvolti e anche se nella forma sporadica è noto soltanto il 10% di questi, dai risultati degli studi effettuati emerge che quelli isolati sono gli stessi delle forme familiari. Altro traguardo raggiunto di recente è l’aver individuato un continuum nel decadimento cognitivo tra le varie forme di malattie neurodegenerative. Alcuni confini e certezze cliniche sono oggi più sfumati che per il passato. Con le nuove metodiche di indagine, oltre a quelle genetiche,  i marker ematici o liquorali nonché l’individuazione delle placche di amiloide con lo studio scintigrafico nella malattia di Alzheimer o il rilevamento dei sintomi non motori nella malattia di Parkinson, si potrà diagnosticare queste malattie molti anni prima che si manifestino e quindi verificare e testare nuovi farmaci nella fase asintomatica. 

Certamente, come è successo per altre malattie, quando la genetica avanza cosi tumultuosamente, come per esempio nella SLA, e quindi la possibilità di individuare le proteine e le funzioni ad esse sottese, la probabilità di disporre di una  terapia eziologia diventa sempre più concreta. Nell’attesa che ciò si verifichi, i servizi sanitari e quelli socio-sanitari, devono essere in grado, come già avviene nella nostra realtà distrettuale,  di gestire questa tipologia di malati, attingendo non solo alla professionalità e alla collaborazione tra gli operatori, ma alla capacità di lavorare in équipe e di integrarsi con le strutture e gli operatori dell’ospedale,  e attivando tutti i servizi operativi sul territorio. Dall’inserimento nelle strutture assistenziali sanitarie o residenziali socio-sanitarie fino all’ospedalizzazione domiciliare o all’assistenza domiciliare integrata nel contesto di una nuova organizzazione territoriale dei medici nelle  Unità di Cure Primarie e nelle Aggregazioni funzionali Territoriali e per il personale infermieristico l’adozione o l’integrazione di nuovi modelli assistenziali.

Iniziative aostane per maggio, mese della prevenzione dell'Ictus


Nel mese di maggio, oltre agli incontri previsti nell'iniziativa Aperitivi scientifici e inerenti argomenti correlati alle cause, fattori di rischio, sintomi di presentazione, tecniche diagnostiche e trattamenti farmacologi e interventistici dell'ictus cerebrale e patologie correlate, sono previste due giornate di screening. 
La prima giornata sarà dedicata ai soci e si svolgerà nella mattinata di sabato 16 maggio, la seconda giornata sarà aperta a tutti i cittadini. Alle persone che aderiranno all'iniziativa saranno effettuati i seguenti esami: misurazione della pressione arteriosa,  della glicemia, della colesterolemia e del rischio di sviluppare un ictus o un evento vascolare maggiore,  oltre all'ecocolordoppler carotideo per l'eventuale individuazione delle placche ateromasiche.
Per info e prenotazioni:  324 6098740.


Successo per gli Aperitivi Scientifici


Proseguono,  con ottimo riscontro di pubblico, presso la sede dell'associazione di via Lucat 2/a di Aosta, tutti i martedì alle ore 17 e fino a Giugno,  gli incontri previsti nel calendario della fortunata serie  "Aperitivi scientifici"

Probabilmente - ha detto il dr. D'Alessandro, responsabile scientifico dell'iniziativa - visti l'afflusso di pubblico e l'interesse crescente che hanno suscitato, l'anno prossimo dovremo  cambiare sede in quanto la capienza della sala attuale non può soddisfare le richieste di partecipazione di molti  interessati che in alcune occasioni han dovuto rinunciare per mancanza di posti.



Il 5 maggio prossimo, il dr. Flavio Peinetti, Chirurgo Vascolare e direttore del Dipartimento di Chirurgia Cardio-Toraco-Vascolare dell'Ospedale di Aosta, parlerà delle  nuove tecniche e procedure chirurgiche per la prevenzione  e la terapia dell'Ictus Cerebrale in fase acuta alla luce dei risultati di efficacia riportati in recenti studi scientifici. 


Gli incontri proseguiranno il martedì successivo con i disturbi del sonno e nello specifico con la sindrome delle apnee morfeiche, un fattore di rischio emergente e poco noto dell'ictus e non solo. Interverranno i dottori Giuseppe D'Alessandro, neurologo, e Beniamino D'Errico,  odontoiatra, consigliere dell'Associazione Italiana degli Odontoiatri ed esperto del trattamento delle cause odontoiatriche di questa sindrome. 



Gli incontri si concluderanno il 16 Giugno. Per informazioni sugli argomenti trattati e i relatori che interverranno, gli interessati possono consultare il post riportato in questo blog.

Nuovo consiglio direttivo


Rinnovato il consiglio direttivo di Alice nel corso dell'assemblea elettiva del 14 aprile u.s. 

Nella foto da sinistra: Liliana Bizel,  Bruna Blanc, Carla Maria Castiglion (vice-presidente),  Lorella Zani (presidente), Mirella Cena (tesoriere, segretario) e Enrico Vettorato.







Presentate le novità terapeutiche nel corso del primo degli incontri previsti nel calendario degli Aperitivi Scientifici

Significativa riduzione del tasso di ospedalizzazione e di mortalità per ictus in Valle d'Aosta. Sono i risultati emersi da uno studio condotto dal dr. Giuseppe D'Alessandro e presentato a Milano nel mese Novembre al Congresso nazionale di Neuropedemiologia. Poi novità per la cura dell'ictus ischemico in fase acuta e per la riabilitazione neuromotoria nella fase post-acuta. Sono questi i gli argomenti trattati dal dr. Giuseppe D'Alessandro, neurologo e fondatore di A.L.I.Ce nel corso del primo intervento che ha aperto la serie degli "Aperitivi scientifici" martedì 3 Marzo presso la sede dell'associazione in via Lucat 2/A di Aosta. Il neurologo, esperto di problematiche Ictus-correlate, ha illustrato i risultati sorprendenti e spettacolari di 4 studi sulla terapia endovascolare dell'ictus ischemico che sono stati presentati all'International Stroke Conference tenutasi a Downtown Nashville, Tennessee (USA). Si tratta del miglior risultato raggiunto nella storia della cura dell'Ictus da quando è stata introdotta nel 1996 la terapia trombolitica . Nel corso dell'incontro è stato presentato un video dimostrativo su come si può "aspirare il coagulo" che ostruisce un'arteria che porta sangue ed ossigeno al cervello e che ha causato per l'appunto l'insorgenza dell'infarto cerebrale. I risultati sono tanto più eclatanti quanto più si agisce in fretta e gli stessi si raggiungono indipendentemente dal trattamento trombolitico concomitante. Quindi si tratta di agire in fretta nelle prime ore dopo l'inizio dei disturbi. L'esordio di un ictus nella maggior parte dei casi si manifesta con debolezza o difficoltà di movimento di un arto o di entrambi, "bocca storta" o difficoltà a parlare. In presenza di questi sintomi, ha ripetuto più volte il dr. D'Alessandro, "non bisogna aspettare che passi, ma si deve chiamare immediatamente il 118". Si è parlato di prevenzione, di nuovi fattori di rischio emergenti, quali l'emicrania con aura, ma anche dei nuovi farmaci anticoagulanti orali molto efficaci e vantaggiosi per la prevenzione dell'ictus nelle persone affette da fibrillazione atriale, argomento, tra l'altro in programma nel calendario degli aperitivi scientifici. Ha presentato alcune novità riguardanti gli sviluppi interessanti che si sono già ottenuti applicando le conoscenze della robotica alla riabilitazione neuromotoria. Una di queste è l'utilizzo del guanto robotico per la tele-riabilitazione del polso e della mano dei pazienti reduci da ictus. In collaborazione con Alice Italia Onlus, il San Raffaele di Roma ha provveduto a istallare il sistema di riabilitazione robotica al domicilio. La sua peculiarità è quella di essere un sistema indossabile sia per la mano destra che per la mano sinistra, da inviare a casa del paziente per fargli seguire un training di riabilitazione della mano e dell’arto superiore. Si è parlato anche di "mirror therapy" una nuova tecnica che attivando i neuroni a specchio facilita il recupero dei movimenti fini della mano dopo un ictus. Al termine dell'incontro ha fatto seguito un'interessante e stimolante discussione promossa dal numeroso e attento pubblico presente all'iniziativa.

Calano i ricoveri per Stroke/Ictus Cerebrale e la mortalità in Valle d'Aosta

Aperitivi scientifici da ALICe


Aperitivi Scientifici da ALICe

Tornano ad Aosta, dopo il successo dello scorso anno, gli 'Aperitivi Scientifici' organizzati dall'Associazione lotta all'ictus cerebrale-AliceVdA. In questi incontri si tratterà del problema ictus, approfondendo non solo l’aspetto della malattia ma anche tutti gli argomenti correlati. All'edizione di quest'anno degli 'Aperitivi Scientifici' partecipano come relatori diversi professionisti che si occupano di malattie correlate all'ictus.L'appuntamento è alla sede di Alice in via Lucat 2/A ad Aosta, tutti i martedì alle ore 17, a partire dal 3 marzo.

Iniziative Aostane per la Giornata Mondiale contro l'Ictus Cerebrale

Alice VDA aderisce alla Giornata Mondiale contro l'Ictus Cerebrale che si celebrerà il 29 Ottobre. Per l'occasione l'associazione ha organizzato diverse iniziative di prevenzione. Da lunedi 20 a venerdì 24 presso la sede dell'associazione dalle 16 alle 17 i volontari misureranno gratuitamente la pressione arteriosa ed effettueranno lo screening della fibrillazione atriale, una cardiopatia aritmica tra le principali cause di embolia cerebrale. Sabato 25 invece i volontari saranno presenti dalle 8.30 alle 12.30 presso la farmacia comunale di Aosta di Corso Battaglione, anche qui per misurare la pressione ed effettuare lo screening della fibrillazione atriale. Inoltre Sabato 25 Ottobre, presso la sede di Via Lucat 2 di Aosta, in linea col tema della manifestazione mondiale, i volontari e i medici dell'associazione effettueranno una giornata di screening (misurazione pressione, colesterolo e glicemia, ricerca fibrillazione atriale, calcolo del rischio di ictus ed ecocolordoppler carotideo) per le socie dei Club Zonta e Sorptimist di Aosta, due organizzazioni di volontariato internazionali impegnate per migliorare la condizione delle donne nel mondo.

Giornata Mondiale contro l'Ictus Cerebrale

Alice VDA aderisce alla Giornata Mondiale contro l'Ictus Cerebrale. Per l'occasione l'associazione ha organizzato per Sabato 25 Ottobre 2014, presso la sede di Via Lucat 2 di Aosta, in linea col tema della manifestazione mondiale, una giornata di screening per le socie dei Club Zonta e Sorptimist di Aosta, due organizzazioni di volontariato internazionali che lavorano per migliorare la condizione delle donne nel mondo. Negli ultimi anni, a causa dell'invecchiamento della popolazione, dovuta all'aumento dell'aspettiva di vita, l'ictus cerebrale è diventato una patologia che colpisce prevalentemente le donne, questo è vero soprattutto per le fasce di età più avanzate per quel che riguarda l'ictus ischemico, mentre lo era già per le fasce di età più giovani per l'ictus emorragico. Pertanto prevenire l'ictus, ed oggi è possibile, perchè sono disponibili trattamenti efficaci per controllare i fattori di rischio, significa nel caso delle donne evitare sofferenze inutili per gli esiti invalidanti in giovane età e restare da sole, cioè senza l'assistenza del coniuge, se la malattia si manifesta in tarda età. Molte donne inoltre sono a rischio di trombosi cerebrale e non sanno di esserlo. Obiettivo della giornata è di sensibilizzare e informare queste persone: in Italia circa 6 milioni di donne soffrono di emicrania (vedi anche articolo seguente) e di queste oltre due milioni di emicrania con aura, una forma di cefalea che aumenta di 2 volte il rischio di ictus se da sola e fino a 15 volte se associata ad altre condizioni, quali l'abitudine al fumo, l'assunzione della pillola contraccetiva, l'ipertensione arteriosa e l'obesità. Per altre informazioni sulle inziative nazionali si rinvia al sito nazionale www.aliceitalia.org

Emicrania e rischio di ictus cerebrale

A cura del dr. Giuseppe D’Alessandro - Neurologo - AUSL Valle d'Aosta - Ideatore e fondatore di A.L.I.Ce. L’ictus cerebrale è la prima causa di invalidità, nelle persone adulte, la seconda di demenza e la terza di mortalità. Ogni anno in Italia si verificano circa 200 mila casi di ictus. Di questi il 30% muore nel primo anno e dei restanti oltre il 50% presenta un’invalidità permanente, con gravi ripercussioni sia economiche che sociali. Anche se è una malattia che si verifica prevalentemente nelle persone anziane, nel 30% dei casi però si manifesta prima dei 54 anni in entrambi i sessi. Si tratta di una malattia determinata da ben definite e note condizioni, i cosiddetti fattori di rischio, che se individuati e trattati in tempo possono evitarne l’insorgenza nei due terzi dei casi. Comunque, oltre ai classici fattori di rischio come l’ipertensione arteriosa, il fumo, il diabete mellito, la fibrillazione atriale, l’ipercolesterolomia, e poi ancora l’obesità, l’assunzione di alcolici, l’alimentazione scorretta e la ridotta attività fisica, recentemente ne sono stati individuati altri altrettanto frequenti e importanti, quali l’assunzione di estrogeni, un aumentato livello di omocisteinemia e la storia di emicrania. L’emicrania è una malattia molto diffusa ed interessa prevalentemente le donne. Infatti, nelle persone tra i 10 e i 50 anni la frequenza dell’emicrania è del 16% nelle donne e 5% negli uomini. Oltre la metà delle persone affette, come segnalato da recenti indagini epidemiologiche, non ha mai contattato un medico e di solito non assume farmaci specifici. Le relazioni tra emicrania ed ictus ischemico sono complesse e ancora oggi non completamente definite. Diversi studi considerano l’emicrania, soprattutto la forma con aura, associata ad un aumentato rischio di stroke. In particolare nelle giovani donne al di sotto dei 45 anni, l’emicrania con aura è ritenuta un fattore di rischio indipendente per lo stroke ischemico e l’infarto miocardico. Questo rischio in media di circa 3 volte si moltiplica fino a 7 volte in caso di associazione con fumo e uso di contraccettivi orali e a 16 volte se presenti anche ipertensione e obesità . La patogenesi non è nota, ma diversi studi riportano alcuni meccanismi biochimici comuni tra le due malattie. Una particolare attenzione viene posta su alcune condizioni patologiche che si associano all’emicrania con aura, quali l’iperomocisteinemia, il forame ovale pervio, il prolasso della valvola mitrale, il vasospasmo, fattori protrombotici,e la disfunzione endoteliale. La recente segnalazione di una prevalenza di alterazioni iperintense alla RM nei pazienti affetti da emicrania con aura e la rivisitazione di un’entità nosografia come l’infarto emicranico, aprono un rinnovato interesse per l’associazione tra emicrania ed ictus ischemico, e rendono necessari programmi di informazione e progetti di prevenzione capaci di raggiungere e di individuare le persone interessate. Ad oggi, molte persone affette da emicrania, indipendentemente dalla frequenza e dalla disabilità ad essa conseguente, non ricevono una diagnosi circostanziata e di conseguenza un trattamento specifico sia per l’attacco acuto che per la profilassi.

Giornata Nazionale Prevenzione Ictus


Alice Ictus Onlus VDA,  nell'ambito delle iniziative di prevenzione e sensibilizzazione previste per il mese della prevenzione e della giornata nazionale contro  l'ictus cerebrale, organizza per sabato 10 maggio, dalle ore 8.30 alle ore 12.30, presso la sede dell'associazione in via Lucat 2/A lo screening dell'ictus per i giornalisti iscritti alla Casagit e che precedentemente hanno comunicato la loro adesione alla manifestazione. Nel corso della giornata i volontari e i medici dell'associazione eseguiranno la misurazione della pressione arteriosa, della glicemia e del colesterolo, lo screening della fibrillazione atriale, il calcolo del rischio di ictus e la ricerca di placche carotidee mediante ecocolordoppler.

Ora legale e rischio di ictus


A cura del dr. Giuseppe D’Alessandro - Neurologo


Secondo la maggior parte degli economisti sarebbero circa 92,6 i milioni di euro risparmiati spostando in avanti di un’ora l’orologio all'inizio della primavera. Ciò è vero se il calcolo è riferito soltanto al risparmio energetico. Tuttavia, quando si tiene conto anche delle conseguenze negative che tale variazione comporta sul nostro organismo, le certezze vacillano e il bilancio è addirittura negativo secondo alcuni. Di solito il nostro corpo richiede alcuni giorni per adattarsi al nuovo orario. Alcune persone, i cosiddetti gufi, cioè i soggetti che tendono già in condizioni normali ad andare a letto più tardi, perché hanno l’orologio biologico spostato in avanti, impiegano anche alcune settimane. Il risultato è che si perdono in questa fase di adattamento 1 o 2 ore di sonno. Si va incontro quindi da una parte sicuramente ad una deprivazione di sonno e dall'altra ad una più che probabile ridotta qualità o frammentazione del sonno, in altre parole a quella condizione che viene indicata col termine scientifico di insonnia. Le conseguenze sulla salute dell’insonnia sono stanchezza al risveglio, irritabilità, ansia, umore depresso, difficoltà di concentrazione, disturbi di memoria, cefalea e sonnolenza. Il che significa ridotta produttività al lavoro, scarso rendimento a scuola, aumento del consumo di antiemicranici, ipnotici, antidepressivi, più incidenti automobilistici, aumento degli accessi in pronto soccorso, ricoveri e visite mediche. Diversi studi pubblicati su importanti riviste scientifiche internazionali hanno documentato nei giorni successivi all'entrata in vigore dell’ora legale un aumento anche fino al 10% di alcune malattie tra cui ipertensione arteriosa, diabete, obesità, infarto miocardico e ictus cerebrale ischemico. Queste due ultime malattie hanno già di base un esordio correlato alle fluttuazioni giornaliere. Infatti insorgono più frequentemente al mattino nella fase del risveglio e il Lunedì. Queste fluttuazioni sono dovute ad un aumento dell’attività simpatica, dello stress e dei fattori protrombotici. La variazione dei ritmi biologici causate pertanto dall’ora legale influenzando l’orologio circadiano dei cardiomiociti (cellule cardiache) causerebbero l’insorgenza di alcuni stati di malattia cardiovascolare. Per saperne di più digitare su qualsiasi motore di ricerca le seguenti parole: effect on health of daily saving time






Aperitivi neuroscientifici: Tremore, non solo Parkinson.


Si è svolto martedì 11 marzo presso la sede dell'associazione in Via Lucat 2 ad Aosta l'ultimo degli incontri previsti nell’ambito della serie “Aperitivi neuroscientifici” organizzati da ALICe Ictus VDA, dedicato al tremore che, in alcuni casi, può essere dovuto, come nel parkisnonismo vascolare, a piccoli infarti cerebrali ripetuti nel corso degli anni. Di seguito la sintesi dell’argomento trattato a cura del dr. Giuseppe D'Alessandro. Il tremore, definito come un’oscillazione o movimento involontario ritmico di una parte del corpo, è un disturbo molto frequente. Per semplificare si possono distinguere due disturbi che si manifestano con questo sintomo: il tremore essenziale o familiare e il tremore della malattia di Parkinson. Nel primo caso si tratta di una malattia in cui il tremore è l’elemento caratterizzante, nel secondo caso è insieme alla rigidità e al rallentamento motorio uno dei sintomi più frequenti che contraddistinguono la malattia. Il tremore essenziale ha una prevalenza molto alta con una frequenza in alcuni studi che sfiora il 4% della popolazione generale. Interessa prevalentemente la popolazione anziana ma non solo, in alcuni casi può esordire anche prima dei 50 anni e questo spesso avviene nei casi in cui è presente una familiariatà. Spesso si localizza agli arti superiori e si manifesta in occasione dell’esecuzione di movimenti volontari che richiedono una certa destrezza. Può localizzarsi inoltre al capo, alla mandibola e agli arti inferiori. Anche la voce può essere interessata con espressione e pronuncia scandita, cioè con accentuazione sillabica, tipica di alcune regioni italiane, e pronunciate all’aspetto tremante. Nella malattia di Parkinson, un disturbo molto frequente, la prevalenza riportata è di circa 250 casi per 100.000 abitanti, il tremore di solito interessa un solo arto, quello superiore e si manifesta quando questo è tenuto in una posizione di riposo e si riduce col movimento. L’aspetto è caratteristico tant’è che viene descritto come “contar pillole”. Si associa ad altri disturbi quali la rigidità, rallentamento motorio, cammino piccoli passi e strisciante, atteggiamento curvato del corpo e perdita di espressività facciale. La causa di questa malattia, come per altre condizioni neurologiche degenerative tra cui l’Alzheimer, è sconosciuta, tuttavia, in alcuni casi, che possono giungere anche al 30% delle forme secondarie, è importante escludere un’origine vasculopatica. Questo aspetto è molto importante in quanto può influire sul decorso della malattia. E’ lo stesso concetto enunciato in occasione del primo incontro dedicato ai disturbi di memoria e giustifica la motivazione per cui se ne parla in un contesto preventivo. Piccoli infarti cerebrali, ripetuti nel tempo e causati dai classici fattori di rischio vascolare (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, fumo di sigaretta) non controllati, nel corso degli anni, per un effetto cumulativo, possono dare origine a quadri clinici simili alle malattie di Parkinson o di Alzhemer, una volta indicate col termine popolare di “arteriosclerosi cerebrale” col significato di invecchiamento delle arterie che portano il sangue al cervello. Pertanto la terapia, spesso sintomatica nel tremore essenziale e nella malattia di Parkinson, nei casi secondari a danno vascolare consiste nel riconoscimento e il controllo dei fattori di rischio vascolare che in definitiva sono quelli che causano l’ictus cerebrale.

Aperitivi Neuroscientifici: colesterolo



Si è svolto martedì 4 marzo presso la sede dell'associazione in Via Lucat 2 ad Aosta l’incontro previsto nell’ambito della serie “Aperitivi neuroscientifici” organizzati da ALICe Ictus VDA dedicato al colesterolo. Di seguito riportiamo una sintesi dell’argomento trattato.

Colesterolo: non basta dire solo no.   A cura del dr. Giuseppe D'Alessandro

E’ importante mantenere i livelli di colesterolo entro i limiti consigliati. Se  poi sono presenti altri fattori di rischio per malattie vascolari bisogna prestare ancora più attenzione soprattutto se di tratta di  colesterolo cattivo. Il colesterolo in eccesso può depositarsi nelle pareti delle arterie e in particolare delle coronarie e delle carotidi e ostruendole provocare  a seconda di quella  interessata un infarto del cuore o del cervello, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare.A parte i pochi casi legati a fattori genetici, il colesterolo alto di solito è dovuto ad un’alimentazione scorretta. Infatti,  nelle popolazioni mediterranee, come già aveva notato negli anni 60  il fisiologo e nutrizionista americano Ancel Keys,  padre della dieta mediterranea,  dove questa è più bilanciata a favore di cereali, verdure, legumi, olio di oliva, pesce piuttosto  che  carne o grassi di origine animale, sia i livelli di colesterolo che la frequenza delle  malattie cardiovascolari sono bassi.I livelli di colesterolo sono espressi  in milligrammi (mg) per decilitro (dL) e il profilo o assetto lipidico è l’esame del sangue che li misura. Con questo esame,  che va eseguito sempre dopo un  digiuno di almeno 12-15 ore, si valutano  pertanto i livelli del colesterolo totale, cattivo (LDL), buono (HDL) e dei trigliceridi.I valori consigliati dei vari tipi di colesterolo dipendono, come avevo già accennato la volta scorsa, parlando di ipertensione, dal rischio globale cardiovascolare. Per esempio nelle persone ad alto rischio, cioè quelle che hanno già avuto un infarto miocardico o un ictus o che soffrono di diabete o che invece hanno due o più dei seguenti fattori di rischio, quali  l’ipertensione, il fumo, i bassi livelli di colesterolo buono, la familiarità per attacchi cardiaci giovanili o l’età maggiore di 45 anni negli uomini e 55 nelle donne,  i livelli di colesterolo ottimali dovrebbero essere  inferiori a 200 mg/dL per quello totale e a 70 mg/dL per quello LDL. Invece, nelle persone a basso rischio sono accettabili valori di colesterolo  LDL compresi tra 100-129 e per quelle  a rischio medio valori inferiori a 100 mg/dL.  Per quanto riguarda il colesterolo buono i valori ideali dovrebbero essere almeno 40-49 negli uomini e 50-59 nelle donne.In sintesi livelli alti di colesterolo LDL significano alto rischio, mentre livelli alti di colesterolo LDL rischio basso. Non sempre è necessaria una  terapia farmacologica per normalizzare i livelli del colesterolo. Cambiare le abitudini alimentari e lo stile di vita sono sufficienti al raggiungimento dell’obiettivo già dopo pochi mesi. In altre parole, per dirla col dr. Keys, non dieta ma “Mangiar bene per stare bene” titolo di una delle sue tante pubblicazioni al riguardo (Eat well, stay well ) e soprattutto mangiare poco.In conclusione anche per il colesterolo valgono le raccomandazioni espresse per gli altri fattori di rischio.Tuttavia, in caso di dubbi può essere di aiuto memorizzare il numero 0530-13080100, che non è un numero verde, come si potrebbe pensare a prima vista, ma il consiglio tradotto in numero di una buona prevenzione (0 fumo, 5 porzioni al giorno tra frutta e verdure, 30 minuti di attività fisica moderata almeno 3 volte a settimana, 130 i valori della pressione arteriosa sistolica, 80 di quella diastolica e 100 i valori di colesterolo cattivo).Link utili per calcolare il rischio di sviluppare eventi vascolari:https://escol.escardio.org/heartscore/calc.aspx?model=europelowhttp://www.cuore.iss.it/sopra/calc-rischio.asp




Aperitivi Neuroscientifici: Ipertensione arteriosa


Si è svolto martedì 11 febbraio presso la sede di ALICe Ictus VDA in Via Lucat 2 ad Aosta l’incontro previsto nell’ambito della serie “Aperitivi neuroscientifici” e dedicato all’ipertensione arteriosa. 
Di seguito riportiamo uno sintesi dell’argomento trattato. 



Ipertensione arteriosa: novità dall’Europa
A cura del Dott. Giuseppe D’Alessandro - Neurologo.  




Negli ultimi decenni il miglioramento della terapia antipertensiva  ha comportato una riduzione della mortalità per malattie vascolari e in particolare dell’ictus cerebrale. 
Un controllo ottimale dei valori pressori, cioè al di sotto di 130 e 80, potrebbe ulteriormente migliorare questa tendenza, tuttavia molte persone non sanno di essere ipertese e quelle che lo sanno non sempre si curano in modo adeguato. 
L’ipertensione arteriosa e altri fattori di rischio dell’ictus cerebrale, come l’aumento del colesterolo o della glicemia, spesso non danno manifestazione della loro presenza anche per anni, tant’è che sono chiamati killer silenziosi. L’unico modo per individuarli pertanto è quello di effettuare dei controlli medici. Questo consiglio vale dopo i 30-40 anni e soprattutto per le persone con familiarità per fattori o per ictus e infarti. Non sempre comunque è necessaria una terapia farmacologia in quanto in molti casi l’ipertensione è dovuta ad abitudini alimentari e stili di vita scorretti. Ridurre lo stress, abolire il fumo, ridurre la sedentarietà aumentando l’attività fisica, moderare l’assunzione di alcool e mangiare con poco sale possono comportare già da soli una riduzione dei valori pressori. 
Se tutte queste misure non sono sufficienti allora il medico, dopo aver effettuato alcune indagini per escludere delle cause secondarie, prescrive una terapia farmacologica. 
A parità di valori pressori una persona che presenta altri fattori di rischio associati ha una motivazione in più per essere controllata. Questa infatti è una delle novità che sono emerse dalla nuova edizione delle linee guida europee per la cura dell’ipertensione. Attualmente sono disponibili alcuni programmi per calcolare il rischio cardiovascolare globale, il cosiddetto ischemic heart score . In base al punteggio si ha come risultato un valore che calcola la probabilità di andare incontro ad un ictus o infarto miocardico in base alla presenza di determinati fattori di rischio. Questa probabilità è più alta della somma aritmetica dei singoli fattori perché tiene conto dell’interazione tra di essi. L'altra novità importante riguarda i valori pressori negli anziani. Diversamente da quanto consigliato nella precedente versione delle linee guida europee, nella nuova versione si consigliano valori non inferiori a 130 in quanto valori più bassi aumentano la probabilità di avere eventi vascolari maggiori. Comunque la novità più importante riguarda i farmaci antipertensivi: non vi sono farmaci nuovi e quelli attualmente disponibili sono tutti parimenti efficaci, quello che li differenzia è l'indicazione specifica aseconda della presenza di alcune patologie associate. Il Prossimo incontro, che si svolgerà martedì 4 Marzo alle ore 17.00, sempre presso la sede dell’associazione, avrà per tema “ Colesterolo: non sempre basta dire solo no”